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MONUMENTI - TRAPANI

Se si arriva a Trapani dall’autostrada, si puo' cominciare la visita col Santuario dell'Annunziata e il Museo Pepoli, nella via Conte Agostino Pepoli, dopo via Marconi. Se si arriva col treno, conviene raggiungere a destra, uscendo dalla stazione, la spaziosa piazza Vittorio Emanuele, nuovo centro della città, dove si trova la fontana del Tritone, opera dello scultore trapanese Domenico Li Muli ne11951, e, di fronte, la statua del re Vittorio Emanuele Il di Giovanni Dupré, 1882. Si prosegue nel viale Regina Margherita, che costeggia la villa comunale (sec. XIX, ricca di belle piante, fra cui splendidi alberi di ficus), e si giunge alla piazza Vittorio Veneto, dove si eleva il monumento ai Caduti, e si vedono, a sinistra, il palazzo del Governo e della Provincia, sec. XIX, ed il palazzo delle Poste in stile liberty, 1924, dell'architetto Francesco La Grassa; a destra, il palazzo della Questura, in cemento a vista, ultimato nel 1990, su progetto originario dell’architetto romano Riccardo Leone (alle spalle sono i resti del Castello di Terra, di origine punica), e il palazzo D'Ali', dei primi del Novecento, sede del Municipio. Si entra nella città vecchia da via Garibaldi (la Ruga Nova, risalente al XIII secolo), dove prospettano alcuni edifici settecenteschi di notevole dignità: palazzo Fardella Fontana, palazzo Riccio di Morana (che ha belle statue nel coronamento e, all'interno, un salone con soffitto elegantemente stuccato, e pavimento con piastrelle di fabbrica locale), la chiesa di Santa Maria dell'Itria, dalla bella facciata barocca, palazzo Milo, la chiesa di Sant'Alberto (sec. XVII), il palazzo già del barone Giardino, la chiesa del Carminello con colonne semitortili nel portale, palazzo Fardella, palazzo Saura. In una salita laterale, a sinistra, è la chiesa di San Domenico, la cui prima costruzione risale al XIV secolo, con un bel rosone sulla facciata. All'interno, troviamo: un affresco della Madonna col Bambino, sec. XV; la tomba di Manfredi, figlio di Federico III d'Aragona; la cappella Pepoli, e una cappella barocca in marmi mischi (opera dell'architetto trapanese Giovanni Biagio Amico), con un Crocifisso ligneo del Trecento, nell'altare. Ritornati in via Garibaldi, si arriva alla chiesa di Santa Maria del Soccorso, sec. XVII, annessa al convento della Badia nuova. Nella chiesa, cantorie barocche, e un pavimento del Settecento. Di fronte: i portali del palazzo Burgio Baroni di Scirinda, sec. XVI. Un po' più avanti, in via Barone Sieri Pepoli, è la chiesa di San Nicolo' Mirense. Riprendendo via Garibaldi, si incrocia via Torrearsa: a destra è la piazza Mercato del pesce, sec. XIX, dove si trova la fontana con la statua di Venere Anadiomene; a sinistra, invece, superata all'angolo la chiesa del Carmine, sec. XVI, si raggiunge, all'incrocio col corso Vittorio Emanuele, il settecentesco palazzo Cavarretta, con statue, nel prospetto, di San Giovanni, della Madonna e di Sant'Alberto, patrono di Trapani, e due orologi aggiunti in alto a metà dell'800. In un lato, la Porta Oscura e la Torre dell'Orologio, con una meridiana del XIII secolo. Nel corso (denominato nel tempo: Ruga dell'Amalfitana, Ruga della Loggia, Ruga dei Catalani), a sinistra è il palazzo Riccio San Gioacchino che risale al XV secolo, ed è stato rifatto più volte. A destra, si eleva la chiesa del Collegio dei Gesuiti, sec. XVII, che ha una stupenda facciata barocca, disposta su due ordini, di grande risalto plastico, con elementi decorativi, anche di figure femminili. Nell'interno, a tre navate, vi sono alcuni notevoli altari settecenteschi a marmi mischi e, nell'altare maggiore, un bassorilevo del Marabitti, raffigurante l'Immacolata. Gli armadi della sacrestia sono bellissime opere di intaglio ligneo di Pietro Orlando. Più avanti, a destra, sempre sul corso Vittorio Emanuele, prospetta l'edificio della Cattedrale, dedicata a San Lorenzo, costruita, nel sec. XVII, allargando una chiesa del Trecento, ceduta dai Genovesi. L'interno è a tre navate divise da colonne; vi si trovano alcuni monumenti funerari e un Crocifisso, da alcuni attribuito a Giacomo Lo Verde, e da altri ad Antonio Van Dyck. Nella seconda cappella a sinistra, lo stemma della città di Genova, uno scudo crociato, indica che questa prima parte della Cattedrale, era la loggia dei Genovesi a Trapani. Proseguendo sul Corso, si potrebbero ammirare il palazzo Papé (sede del vescovado) ed altri palazzi dei secoli XVIII e XIX.

Ma ora da qui, a sinistra per via Giglio, si arriva presto alla Chiesa del Purgatorio, del 1683, danneggiata nel 1943 durante la seconda guerra mondiale, e restaurata. La facciata, adornata di statue, è opera di Giovanni Biagio Amico nel 1712. La chiesa custodisce i gruppi lignei dei Misteri, sec. XVIII, che vengono portati in processione durante il Venerdì santo. Vicina, a destra, al termine della via omonima, è la chiesa di San Francesco d'Assisi del XIII secolo, rifatta nel XVII, a unica navata. Statue delle Virtù cardinali e teologali, alla maniera dei Gagini, adornano le pareti candide e, nel presbiterio, quelle di un Vescovo e cinque Pontefici. Tra le varie tele settecentesche si distingue Santa Chiara e le compagne di Domenico La Bruna, pittore trapanese. Nella parte sinistra del transetto, si nota una lapide tombale del 1663, degli Armeni residenti a Trapani, con iscrizione in armeno e latino. Uscendo dalla chiesa, si va a sinistra per via Giacomo Tartaglia, e poi a destra nel viale Duca d'Aosta, e poi a sinistra in via Cristoforo Colombo, e così si arriva alla torre di Ligny, possente costruzione a pianta quadrata, eretta nel 1671 dal principe di Ligny. Vi è allogato il Museo di Preistoria e Protostoria, dove sono esposti interessanti materiali provenienti da tutta la Sicilia, con un buon supporto di pannelli illustrativi, di grafici e fotografie. Da qui, si torna in via Duca d'Aosta e si raggiunge il lungomare, viale Regina Elena, e ci si affaccia al porto dove sono, in due isolette, l'ex Lazzaretto e la torre della Colombaia, fortezza edificata nel Trecento, e ampliata nei secoli successivi. Poi, superata la piazza Garibaldi, dove sono il monumento del 1890 all'Eroe dei due Mondi, e, alle spalle, un bel palazzo giallo (che era albergo) del sec. XIX, si giunge, entrando nella seconda strada a sinistra, alla fontana di Saturno. Accanto, è la chiesa di Sant'Agostino, edificata nel '300. Dell'antico impianto rimane la bellissima facciata, caratterizzata da un portale ad archi acuti concentrici, e da uno stupendo rosone. La chiesa è ritornata al culto, dopo essere stata usata per anni come Auditorium. Alle spalle, dopo piazza Sant'Agostino Pepoli, entrati in via Biscottai, ecco la chiesa di San Giacomo, sec. XVII, adibita a sede della Biblioteca fardelliana, fondata nel 1830 da G. H. Fardella, ricca di volumi pregiati, incunaboli e manoscritti dei secoli XIV e XV. Seguendo ora la via San Pietro, si arriva alla chiesa di Santa Maria di Gesù, edificata nel sec. XVI, con l’annesso convento, in forme gotico-rinascimentali. Nell'interno, a tre navate ed absidi poligonali, si trovano una delicata immagine, in terracotta invetriata dipinta, della Madonna degli Angeli di Andrea della Robbia, un baldacchino di Antonello Gagini, 1521, ed alcune tele settecentesche di botteghe locali. Nell'antico quartiere degli Ebrei, sulla via Giudecca, è il palazzo della Giudecca, del sec. XVI, nel tipico stile plateresco spagnolo, con ornati gotici e rinascimentali, bugne diamantate e portale ogivale. Da qui, ritornando in piazza Vittorio Emanuele, si scorge la lunga arteria di via Fardella che, dopo la deviazione a destra per Marsala, si biforca, continuando a destra con la via Conte Agostino Pepoli, dove si trova il santuario dell'Annunziata, cospicua opera architettonica con impianto originario del secolo XIV, rosone e portale del '400, statue della Madonna e dell'Angelo, del '500, il campanile del 1650. All'interno, il battistero del Santuario, la cappella dei Pescatori, sec. XV, e la cappella dei Marinai, del sec. XVI, riconfigurata splendidamente dai lavori settecenteschi curati da Giovanni Biagio Amico. In una sala più avanti, sono esposti gli ex voto dei fedeli. Passando dai due portali del '500, posti un po' di sbieco dietro l'altare maggiore, si accede alla splendida cappella della Madonna. Nel grande arco di marmo, sono raffigurati i Profeti e il Padre Eterno, opera di Antonino e Giacomo Gagini negli anni 1531-37. Nell'altare maggiore, adornato di marmi mischi, è la statua della Vergine col Bambino: la Madonna di Trapani, venerata dai Trapanesi. Opera di Nino Pisano, sec. XIV , è un vero e inimitabile capolavoro di scultura, per l'armonioso equilibrio delle forme, e per l'intima dolcezza dello sguardo. In basso è una veduta in argento della città di Trapani. Annesso al Santuario, era il convento dell'Annunziata, dal 1908 sede del Museo regionale Pepoli. Vi si accede dalla villa Pepoli. Il Museo ebbe il suo primo nucleo in alcune raccolte ottocentesche, in seguito accresciute con le donazioni del generale Fardella e del conte Sieri Pepoli. Oggi, comprende materiali archeologici, una raccolta di sculture e di pitture, e una sezione dedicata alle arti applicate. Al piano terreno è un vasto ambiente con statue di scuola gaginesca e il San Giacomo Maggiore di Antonello Gagini; in una saletta si conservano alcune iscrizioni in caratteri arabi. Si sale al primo piano attraverso il magnifico scalone ornato di marmi mischi. Qui è la pinacoteca che, tra le varie opere, conserva un polittico del "Maestro del polittico di Trapani", inizi sec. XV, con la Madonna e il Bambino che incorona Santa Caterina; ai lati, Santi, e, nella predella, la Deposizione. Un altro dipinto su tavola, raffigurante la Pietà, 1380 circa, è un vero capolavoro di Roberto di Oderisio. Nelle altre sale sono esposti vari dipinti dal XV al XVIII secolo, anche di scuola napoletana (paesaggi, nature morte) e olandese. C'è anche una tela del Tiziano: le Stimmate di San Francesco, 1530. Alcuni oggetti (monili, arredi sacri e deliziose figurine di presepio, in una teca di vetro), testimoniano la qualità artistica, raggiunta a Trapani dagli artigiani del corallo. Un'altra sezione è dedicata alle figure da presepio in tela, colla e cartapesta: alcune sono vere opere d'arte, di scultori come Giovanni Matera e Andrea Tipa, secoli XVII e XVIII. Visitato il Museo Pepoli, si può pensare di raggiungere fuori città, verso est, in contrada Nubia, il Museo del Sale, che ha meritato una menzione speciale nel concorso internazionale "Tourmuse" di Parigi. Trapani, infatti, è anche la città delle saline, oggi riserva naturale, con gli antichi e caratteristici 'mulini' a vento.

I testi sono tratti dalla "Guida della Sicilia e delle isole minori" - Ugo La Rosa editore.